I redditi degli avvocati registrano un trend verso il basso, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle law firm nostrane e, al contempo, influenzando la qualità dei servizi legali
Calano i numeri, sia dei redditi che degli iscritti, mentre aumenta il gap tra maschi e femmine: i primi con incassi più alti delle seconde, e le iscritte scendono, anche numericamente, sugli iscritti. Il reddito “zero” non conosce genere e, decisamente, è per troppi. I numeri sono stati pubblicati nel Rapporto sull’Avvocatura 2025 di Censis – Cassa Forense, diffuso il 2 aprile.
Hanno letto i gialli giudiziari di John Ray Grisham, hanno guardato “Un buon avvocato”, “Il cliente”, “Il verdetto finale”. Si sono laureati in legge, hanno superato l’esame di avvocato e si sono iscritti all’albo. Di questi, quasi 13 mila nel 2024 hanno dichiarato reddito zero, per oltre 44 mila il reddito si attesta a meno di mille euro al mese, per 45.000 risulta invece compreso fra i 10 mila e i 21 mila euro. Questa è la fotografia di un sogno (quello di diventare, per poi “fare” l’avvocato, che ha riguardato molti italiani) che l’ultimo Rapporto Censis – Cassa Forense sull’Avvocatura italiana appare aver certificato come “infranto”.
È ormai qualche anno che il settore legale in Italia sta attraversando un tunnel di stagnazione che, ancora, non vede luce. Sono infatti molteplici, estrapolabili da studi e report, i dati che certificano che i professionisti del diritto si trovano a fronteggiare sfide economiche senza precedenti, che stanno mettendo a rischio la sostenibilità economica delle law firm nostrane, al contempo influenzando la qualità dei servizi legali offerti alla clientela.
