Via libera a una riforma che deve centrare assolutamente il bersaglio per rispettare gli impegni presi con il Pnrr davanti all’Unione europea. Si scommette sul potenziamento della mediazione

Durata delle cause tagliata del 40%, in 5 anni. Con quest’obiettivo la legge delega di riforma del processo civile ha ricevuto la fiducia delle forze di maggioranza alla Camera. Entro un anno dovranno poi essere emanati i decreti delegati, ai quali, è verosimile, la ministra della Giustizia Marta Cartabia metterà preso al lavoro uno o più gruppi di tecnici.

Di quanto sia ambizioso il progetto testimonia l’attuale lunghezza dei giudizi, che è di 348 giorni in primo grado e di ben 627 in appello e di ben oltre 2 anni in Cassazione. E tuttavia si tratta di un bersaglio che andrà assolutamente centrato se dovranno essere rispettati gli impegni presi con il Pnrr davanti all’Unione europea.

Per farlo, la riforma scommette su un potenziamento della mediazione, attraverso maggiori incentivi fiscali, favorendo la partecipazione delle parti, nella consapevolezza che quando le parti si presentano più facile è trovare un accordo, con l’estensione del gratuito patrocinio, con l’allargamento delle materie che rendono obbligatorio svolgere un tentativo di conciliazione prima di andare davanti al giudice.

Sul piano strettamente processuale, invece si punta su una compressione dei tempi, arrivando alla prima udienza, non più come un passaggio tra il rituale e il burocratico, ma con un quadro già definito delle pretese e delle contropretese delle parti.

Più spazio poi all’utilizzo del digitale: il deposito dei documenti o degli atti delle parti assistite da difensore, dinanzi al giudice competente per ogni tipo, fase e grado di giudizio, compreso quello di legittimità, dovrà avvenire esclusivamente con modalità telematiche o con altri mezzi tecnologici.

Fonte 24+ de “Il Sole 24 Ore” del 25/11/2021