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L’analisi annuale dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano

Avvocati e digitale: investimenti in crescita, ma il salto di qualità tenendo conto della trasformazione digitale è molto, molto lontano. Mentre si allunga la distanza con le altre professioni “cugine”.

Questione di “stanchezza” e di poco senso strategico.

Non è proprio una fotografia confortante quella che emerge dalla edizione 2025 (su dati 2024) della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione digitale del Politecnico di Milano.

Nel 2024 gli studi legali italiani hanno speso in media 10.400 euro in tecnologie digitali. È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano, non a caso intitolata “Professionisti alla ricerca di un equilibrio tra tradizione e innovazione”.

La ricerca ha analizzato gli investimenti, le priorità e le tecnologie adottate da oltre 60 studi professionali in Italia, di varia dimensione e appartenenti alle tre professioni ordinistiche di avvocati- commercialisti e consulenti del lavoro.

A bloccare la categoria forense più delle altre è una incertezza di fondo: una “stanchezza”, come è emerso dall’evento di presentazione dei dati; e anche dall’assenza di un pensiero strategico che entri in sintonia con la trasformazione digitale. Un esempio? Solo il 55% (contro il 70% delle altre professioni) utilizza i data disponibili nello studio; e a livello complessivo ben il 23% sostiene di non essere interessato al suo utilizzo (la frase “i data petrolio del secolo” non è proprio compresa).

E mentre si dichiara che il proprio desiderio sia quello di bilanciare meglio vita-lavoro, allo stesso tempo si segnala che le tecnologie (cioè quelle che potrebbero favorire il wok-lide balance), proprio no: non interessano.

Fonte “Altalex.com” del 07/07/2025

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