Il lavoro dopo la pandemia, i disturbi da evitare, la libertà di non rispondere e gli obblighi per le imprese: il ddl punta a creare una nuova cultura ed evitare tecnostress e sindrome da burnout

Nel novembre scorso al Senato è stato presentato una d.d.l. che reca “Disposizioni in materia di diritto alla disconnessione nei rapporti di lavoro”, con il dichiarato fine di creare una nuova cultura ed evitare tecnostress e sindrome da burnout. Target non solo i dipendenti, ma anche autonomi e professionisti.

Il riconoscimento di un diritto alla di sconnessione, nell’ambito del rapporto di lavoro, secondo la relazione che accompagna al Senato il Disegno di legge 6 novembre 2024, n. 1290, è un’esigenza che accomuna tutte le generazioni e tutte le tipologie di lavoratori, peraltro parificate da una diffusa condizione di sostanziale precarietà esistenziale e lavorativa.

Viene infatti osservato che, durante gli ultimi anni, anche a seguito della pandemia da COVID-19 e in virtù della diffusione delle nuove tecnologie, l’organizzazione del lavoro ha visto trasformazioni che hanno inciso non solo sui processi produttivi, bensì sugli stessi modelli di vita di platee sempre più vaste di lavoratori.

Si è prodotta una smaterializzazione dei concetti di luogo e tempo per l’esecuzione di talune prestazioni lavorative.

Viene ulteriormente osservato che tale processo, se da un lato ha comportato una migliore gestione del tempo di lavoro, dall’altro rischia di provocare una dilatazione dello stesso, dando luogo a un problema di armonizzazione tra la vita privata e la vita professionale, così da sovrapporre i due ambiti.

Fonte “Altalex.com” del 20/01/2025