Condannata una banca per non avere reso noti i motivi della mancata consegna dei documenti (Garante Privacy, Provvedimento n. 137/2024)

Il Garante per la protezione dei dati personali con il Provvedimento 7 marzo 2024, n. 137 ribadisce che l’accoglimento della richiesta di accesso prescinde dai motivi posti a fondamento della stessa.

Come è noto, il Regolamento UE 2016/679 (GDPR), all’articolo 15, riconosce all’interessato il diritto di accedere ai propri dati personali trattati dal titolare del trattamento.

In altri termini, tale diritto consente all’individuo di conoscere in modo concreto e trasparente come i propri dati vengono raccolti, utilizzati, condivisi e conservati.

Più precisamente, come prevede la stessa norma, l’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare, in prima battuta, la conferma che sia o meno in corso un trattamento di dati personali che lo riguardano.

In tal caso, avrà poi il diritto di ottenere l’accesso ai dati personali ed a tutta una serie di informazioni quali le finalità del trattamento, le categorie di dati personali in questione, i destinatari o le categorie di destinatari a cui i dati personali sono stati o saranno comunicati o, quando possibile, il periodo di conservazione dei dati.

Il termine per la risposta all’interessato è, per tutti i diritti (compreso il diritto di accesso), 1 mese, estendibili fino a 3 mesi in casi di particolare complessità.

Va però sottolineato che il titolare deve comunque dare un riscontro all’interessato entro 1 mese dalla richiesta, anche in caso di diniego o di comunicazione di probabili ritardi.

Fonte “Altalex.com” del 11/06/2024