Il lucchetto non va messo solo alla porta, ma anche alla rete e al PC
All’interno dello studio legale conserviamo atti e documenti dei nostri clienti, sia in cartaceo – per chi ancora non è riuscito ad adattarsi completamente a leggere e studiare su schermo – che in digitale.
Così come chiudiamo a chiave la cassaforte in cui deteniamo titoli per i nostri clienti, l’armadietto in cui custodiamo i documenti e la porta d’ingresso dello studio, allo stesso modo dobbiamo fare con gli strumenti informatici.
La criminalità, oggi, corre sul web, e purtroppo attacca spesso i dispositivi dei professionisti per chiedere loro un riscatto in bitcoin o altra criptovaluta.
Immaginate di aver faticato per una settimana, giorno e notte, per preparare un atto importante, lo lasciate a “riposare” all’interno del PC per poi rileggerlo il giorno dopo e depositarlo, magari avete anche predisposto tutta la documentazione indicizzata da depositare, con collegamenti ipertestuali per facilitare la lettura al giudice; la mattina accendete il computer e… SORPRESA: siete stati vittima di un attacco ransomware, non potete accedere al dispositivo e vi chiedono persino un riscatto.
Magari il giorno prima avete aperto un’email di phishing, sembrava vera e invece conteneva questo bel regalino, che vi ha fatto perdere il lavoro di una settimana, oltre a tutto ciò che conteneva il vostro PC.
Farete la denuncia, ma non riuscirete più a recuperare il prezioso contenuto del vostro device, e vi arrovellerete pensando a come avreste potuto fare per evitare tutto questo.
Sia ben chiaro: non esiste un modo per rendere sicuro e inattaccabile al 100% il nostro dispositivo, perché la tecnologia si sviluppa velocemente, e gli hacker creano continuamente nuovi modi di rubare i dati e infettare i dispositivi.
Possiamo però rendere la vita difficile ai criminali informatici, chiudendo a chiave con molte mandate le porte di accesso al nostro studio legale digitale: PC, smartphone, tablet, rete.
