Nei giorni scorsi l’Ocf aveva denunciato i ritardi dell’amministrazione nella predisposizione dei collegamenti con le banche dati
Avvocati sul piede di guerra per i disservizi nelle nuove procedure di pignoramento disposte dalla riforma Cartabia che invece di semplificare, come negli intenti della norma, avrebbero creato una situazione di stallo. L’allarme l’ha lanciato qualche giorno fa l’ Organismo congressuale forense denunciando i ritardi dell’amministrazione nella predisposizione degli strumenti informatici in materia di pignoramenti. In particolare, l’assenza dei collegamenti necessari per consentire agli Ufficiali giudiziari di accedere alle banche dati fiscali, previdenziali ecc. per l’acquisizione di “tutte le informazioni rilevanti per l’individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito e datori di lavoro o committenti”.
L’Ocf aveva così chiesto al Ministero di intervenire, da una parte, velocizzando l’informatizzazione; dall’altra, per permettere agli avvocati di rivolgersi direttamente ai gestori delle banche dati senza ulteriori istanze. Nulla però è stato fatto con il risultato che i tribunali si stanno muovendo in ordine sparso, addirittura chiedendo – come la Corte di appello di Bari – il pagamento di un diritto per attestare il mancato collegamento alle banche dati. Un versamento che certamente la legge non prevede e che suona come una beffa in quanto si limita a certificare un disservizio dell’amministrazione. Eppure, l’attestato risulta necessario per fare richiesta di accesso diretto alle banche dati.
Fonte “Norme e Tributi Plus Diritto” de “Il Sole 24 Ore” del 03/04/2023
