La sostituzione dei giudici e le proroghe al deposito della CTU sono la causa principale dell’allungamento della durata delle procedure. Conversioni e opposizioni gli altri fattori
L’Associazione T6 – Tavolo di Studio sulle Esecuzioni Italiane – presenta oggi “Il Funzionamento delle Procedure Esecutive: analisi e performance dei tribunali“, un approfondimento del suo report annuale che nasce con l’obiettivo di indagare il funzionamento delle esecuzioni immobiliari in Italia.
Lo studio si articola attraverso l’analisi delle performance dei Tribunali in termini di arretrato e capacità di smaltimento dello stock delle pratiche pendenti, nonché l’individuazione di fattori in grado di incidere significativamente sulla durata e lo svolgimento di tali procedimenti.
Prendendo in esame un campione di 140 tribunali e un totale di 245.000 fascicoli aperti dal 2001 al 2021, è emerso che i tribunali del Nord Est risultano i più performanti, presentando un indice di smaltimento delle procedure migliore, che si riflette anche in un minor numero di fascicoli con anzianità oltre i 5 e i 10 anni e in una minore durata media delle procedure esecutive, pari a 4,47 anni. In parallelo, i tribunali italiani di dimensioni maggiori registrano a loro volta una migliore capacità di smaltimento rispetto agli altri e, di conseguenza, migliori performance in termini di durata delle pratiche, per una media di 5,06 anni.
Secondo l’indagine, i fattori che svolgono un ruolo di rilievo nell’allungamento dei tempi delle procedure sono riconducibili principalmente a cause dipendenti dall’organizzazione degli uffici giudiziari, quali le sostituzioni dei giudici (risultanti nel 92% dei casi con criticità) e le proroghe al deposito della CTU (presenti nel 30% dei fascicoli con criticità). Altri fattori sono poi rappresentati da eventi che dipendono da attività su impulso delle parti, quali le conversioni e le opposizioni, che risultano però quasi irrilevanti (circa l’1% dei casi).
Fonte “Norme e Tributi Plus Diritto” de “Il Sole 24 Ore” del 21/03/2023
