All’avvocato è contestato di aver indebitamente riscosso somme per conto del cliente: la prescrizione decorre da quando cessa la permanenza, ossia dalla restituzione dell’importo

Un avvocato incassa indebitamente delle somme per conto del cliente e non le restituisce, viene così radiato dall’albo. Il professionista contesta la decisione e, tra le varie doglianze, solleva l’eccezione di prescrizione dell’azione disciplinare, atteso che i fatti sono risalenti nel tempo.

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, con la sentenza 14 settembre 2022, n. 26991, ricorda che, per valutare il decorso della prescrizione, occorre innanzitutto chiarire se si tratti di un illecito istantaneo o permanente. Nel caso di specie, la condotta del legale non si limita alla indebita percezione della somma, ma comprende il comportamento, protratto nel tempo, consistente nell’aver mantenuto nella sua disponibilità un importo che, invece, avrebbe dovuto essere consegnato al cliente. Si tratta, quindi, di un illecito disciplinare avente carattere permanente. Infatti, la condotta è caratterizzata dalla continuità della violazione deontologica, che si protrae sino alla messa a disposizione del cliente delle somme di sua spettanza. Il comportamento del legale rientra in un rapporto contrattuale di durata, disciplinato dalle regole deontologiche che «non hanno, per la particolare natura del rapporto a cui ineriscono, rilevanza puramente momentanea, ma ne permeano ogni singolo momento ed uniformano in modo costante e duraturo nel tempo il contenuto precettivo degli obblighi di condotta a cui il professionista è tenuto».

Fonte “Altalex.com” del 18/10/2022