Per la Suprema corte il vizio in parola non è mai configurabile quando il documento motivazione si presti, comunque, a essere vagliato in maniera tale che non sorgano dubbi sul dato letterale

La motivazione della sentenza deve essere considerata assente non solo quando sia stata assolutamente omessa dal giudice o quando il testo di essa, scritto a mano, sia assolutamente indecifrabile, ma anche quando la sua scarsa leggibilità renda necessario un vero e proprio “processo interpretativo” del testo, dall’esito evidentemente incerto.

Un processo tanto articolato da prestarsi a sviste o anche a manipolazioni delle parti che possono, in tal modo, attribuire alla sentenza contenuti differenti; dovendo, invece, il documento motivazione essere univocamente apprezzabile da tutti i suoi fruitori. E ciò per garantire che la sua lettura non spinga chi legge a uscire dall’analisi delle argomentazioni giuridiche per inoltrarsi in una vera e propria “traduzione” del dato grafico.

Tuttavia secondo la Corte di cassazione (ordinanza n. 27361/2021) non è configurabile nullità della sentenza nell’ipotesi di mera difficoltà di comprensione e lettura del testo stilato in forma autografa dall’estensore; atteso che in tal caso la sentenza non può ritenersi priva di uno dei requisiti di validità indispensabili per il raggiungimento del proprio scopo.

In altre parole il vizio in parola non è mai configurabile quando il documento motivazione si presti, comunque, a essere vagliato in maniera tale che non sorgano dubbi sul dato letterale; dando piena contezza delle ragioni di fatto e di diritto poste a fondamento della decisione del giudice.

Fonte Norme e Tributi Plus Diritto de “Il Sole 24 Ore” del 25/10/2021