“[…] con la conseguenza per cui il saldo del conto corrente deve essere accertato nella misura negativa, per la correntista, di euro 210.363,00 a cui devono essere sommati i crediti da finanziamento, così che i garanti sono tenuti a corrispondere euro 361.610,21 oltre interessi […]. Le spese di lite seguono la misura della soccombenza […]. Spese di CTU a definitivo carico di parte opposta in considerazione del fatto che è stata necessaria per accertare una riduzione della pretesa fatta valere con il ricorso per ingiunzione” Tribunale Modena 27.03.2019 – dott. Siracusano.

Ecco come potrebbe presentarsi l’epilogo di una vicenda giudiziaria avente ad oggetto la richiesta di pagamento ad Istituto di credito di quasi 700.000 euro oltre interessi derivante da due mutui chirografari (cubanti circa euro 152.000) e un conto corrente datato 1994 (saldo negativo di circa 540.000).

Come arrivare a questo risultato e far meno amaro il destino del debitore?

Le questioni in gioco sono molteplici e certamente ogni caso particolare è a sé stante.

Esistono però alcuni punti chiave da tenere presente nella disamina dei casi di conti correnti: una sorta di check list di elementi da conservare sulla scrivania da utilizzare come base per costruire la propria difesa e cercare di cambiare le cifre.

La documentazione. Come è noto, ai sensi dell’art. 50 TUB gli estratti conto corrente certificati da un dirigente della banca ricorrente costituiscono prova documentale adeguata esclusivamente all’emissione di ingiunzione ex art. 633 cpc. Tuttavia questo è materiale compilato unilateralmente dall’Istituto di credito sulla base delle proprie risultanze contabili e non può prescindere dalla validità del rapporto sostanziale che ne è alla base.

Dunque, ove il provvedimento monitorio ottenuto dalla Banca venga fatto oggetto di opposizione, l’onere probatorio posto a carico dell’Istituto cambia notevolmente. Come? Essendo parte opposta parte attrice sostanziale del procedimento, ha l’onere di produrre tutta la documentazione probante la pretesa creditoria ai sensi dell’art. 2697 cc: contratti di apertura dei rapporti azionati, tutte le eventuali modifiche unilaterali apportate agli stessi e infine tutti gli estratti conto relativi al rapporto senza soluzione di continuità (sia ordinari che scalari) ovvero il piano di ammortamento da cui risultano i pagamenti effettuati se parliamo di mutui.

La produzione di tutti gli estratti conto in successione temporale è necessaria per consentire l’accertamento del saldo debitore finale, garantendo – a controparte e a Giudicante – di poter effettuare una valutazione completa in ordine alla correttezza e legittimità degli importi richiesti.

Postilla: si diffidi dagli estratti conto prodotti in formato “.txt”. Nel caso di specie l’Istituto per sopperire alla mancanza di documentazione contabile provvedeva ad inserire qualche estratto conto in tale formato, che è editabile in ogni momento e da chiunque. Tale circostanza ne rende vana e non sufficiente la produzione ai fini dell’ottemperanza dell’onere della prova.

Il saldo zero. Strettamente correlato alla produzione documentale – o meglio, alla carenza della stessa – è il fenomeno del c.d. saldo zero. E’ un accorgimento di azzeramento del saldo iniziale utilizzato a favore del correntista nel momento in cui la banca agisce in monitorio e non rispetta l’onere probatorio di produzione di documenti contabili, ma solo nel caso in cui il primo saldo disponibile non sia a favore del correntista.

La clausola c.d. “uso piazza”. Presente soprattutto nei contratti di vecchia data, assolutamente nulla.

Le clausole bancarie – secondo l’assunto della sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, n. 2279 del 2015 – devono tassativamente contenere la puntuale indicazione del tasso praticato e, nel caso in cui questo sia variabile, non sono possibili generici riferimenti, come appunto gli usi piazza, dai quali non emerga chiarezza. Altrimenti addio principio di trasparenza bancaria.

Tale nullità comporta la automatica introduzione del tasso sostitutivo ex art 117 TUB.

La periodicità della capitalizzazione degli interessi. E’ noto che la produzione di interessi su interessi è stata considerata illegittima successivamente al 2000 con la delibera CICR, secondo la quale le clausole anatocistiche introdotte nei contratti di apertura di conti correnti stipulati dal 2000 in poi vengono considerate valide ed efficaci solamente a condizione che in ogni contratto sia stabilita per entrambe le parti la stessa periodicità di conteggio di interessi a credito e a debito. Non solo. La legittimità di tali clausole viene inoltre subordinata: alla specificazione della durata del periodo di capitalizzazione; alla indicazione del TAN applicato agli interessi di ambo le parti; alla indicazione del TAE; alla specifica approvazione tramite sottoscrizione della clausola anatocistica del cliente. Rispettate tali condizioni, non vi è nullità dell’anatocismo….dal 2000 in poi.

Il contratto de quo nasceva nel 1994 e prevedeva due periodicità di capitalizzazione – annuale per quelli a credito, trimestrale per quelli a debito. Il suo anno di nascita è stato fatale. Le clausole di capitalizzazione degli interessi nei contratti ante 2000 sono sempre nulle, qualsiasi sia la periodicità indicata.

Le C.M.S.. In mancanza di espressa e corretta pattuizione di CMS e spese in generale, esse sono da considerarsi non dovute e quindi da espungere integralmente. Le stesse infatti devono essere determinate o determinabili all’interno delle condizioni contrattuali. Nel caso di specie pur essendo pari a 0 da contratto, nella realtà venivano conteggiate nel saldo debitore con importi anche superiori. Tutto da eliminare.

Postilla: spesso i quesiti standardizzati dei Tribunali tralasciano il concetto di determinatezza e determinabilità delle CMS che vengono contrattualmente quasi sempre previste come banale percentuale, senza alcuna indicazione specifica. Battetevi contro questa genericità – rif. artt. 1346 e 1418 cc sulla nullità dell’oggetto per indeterminabilità e indeterminatezza.

Interessi. Sono determinati? Anatocistici? Hanno pari periodicità? Sono ultralegali o usurari? La soluzione a cui bisogna puntare è una: il ricalcolo con tasso sostitutivo di cui all’art. 117 TUB.  Certamente la mancanza di contratti o la nullità degli stessi vi darà una grande mano ad abbattere le cifre richieste al Cliente.

In ogni caso, a prescindere da dibattiti giurisprudenziali, check list o dottrina, il miglior modo per tutelare gli interessi del cliente è una attenta disamina del rapporto, degli estratti, dei contratti: in quella mole di documenti ci sono sempre tutte le risposte che state cercando per sentire definitivamente pronunciare la revoca del decreto ingiuntivo per erroneità degli importi azionati.

Fonte “Le Controversie Bancarie” di Centro Anomalie Bancarie